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La vita è un viaggio

Il viaggio è una espressione della natura umana.
Da sempre gli esseri umani hanno lasciato ciò che era noto per cercare altrove una vita che immaginavano migliore o semplicemente per conoscerlo, l’altrove.
È l’altrove che attrae chi ama viaggiare.
E non perché non vedano la bellezza del luogo in cui sono nati, al contrario proprio perché hanno la capacità di vederla, quella bellezza,e ce l’hanno cosi tanto da finire per desiderare, in modo che può essere incontenibile, di scoprire altra bellezza, e altra ancora, in ogni angolo del mondo. Perché in ogni angolo del mondo c’è bellezza. È sicuro.
C’è un altro aspetto da considerare importante tra le motivazioni che spingono chi ama viaggiare: il sentire, più di altri, che il quotidiano, il familiare,ciò che costituisce la sua confort zone, in certi momenti lo strangola, lo condanna a percorsi obbligati , struttura la sua mente secondo scale di valutazione dell’importanza delle cose che non sempre si è capaci di mettere in discussione, finendo per utilizzarle giorno dopo giorno, semplicemente perché non si ha il tempo di sottoporle a una verifica
Allora allontanarsi diventa una via di salvezza. Scoprire che altrove gli esseri umani danno importanza ad altre cose, che cose che ritenevamo insignificanti rappresentano, altrove, imprescindibili valori, scoprire che si può gioire e soffrire per cose diverse da quelle che fanno soffrire e gioire noi ci insegna a relativizzare le nostre concezioni, a vederle nella loro limitatezza, a liberare la nostra mente da un carico eccessivo di cose che non servono alla nostra realizzazione come esseri umani, alla nostra felicità.
Il viaggio, il muoversi dalla nostra casa, in sé, è anche un potentissimo mezzo per trovarsi con sé stessi e, mentre cerchiamo di destreggiarci in ciò che non conosciamo, rinnovare e attualizzare la percezione e l’immagine di noi stessi.
Non è un caso che più di una religione consideri “il cammino” un mezzo di avvicinamento al Divino, o un mezzo per imparare a riconoscere
nelle cose la Legge, un mezzo per spogliarci degli abiti che indossiamo nel quotidiano e il ruolo da essi espresso, per presentarci a chi incontriamo vestiti solo di quello che realmente siamo.
Viaggiare è quindi una modalità di meditazione.
E se si riesce a viaggiare con la piena consapevolezza della ricchezza che da quella azione può scaturire, si vivono esperienze di poderosa intensità, si vedono cose che ci emozionano come se fossimo bambini, si fanno incontri con altre vite che, pur nella loro brevità, ci permettono di avere la misura di quanta intelligenza, quanto affetto, solidarietà, saggezza, si possa incontrare fin nell ‘ultimo angolo del mondo.
Di conoscere differenti tipi umani e esercitare la mente all’accoglienza di ciò che è lontano dalle nostre concezioni. Vedremo anche cose che non ci piacciono, ma che servono ad educarci alla diversità.
Infine, progettare un viaggio può far davvero battere il cuore, come quando si è innamorati.

Decidere la destinazione

Decidere la destinazione

Una persona che ama viaggiare ha in mente dei luoghi in cui “almeno una volta nella vita” sogna di poter andare. Giusto perseguire quell’obiettivo, ma bisogna imparare a pianificare i propri viaggi. Si può decidere di fare, ogni anno, un viaggio “importante”e uno o più viaggi più semplici ed economici, oppure di fare viaggi economici per qualche anno riservandosi di fare il viaggio “dei sogni” qualche anno più avanti, divertendosi a progettare nel tempo in modo via via più dettagliato la propria avventura. Poi ci può essere una occasione imprevista, come un volo a prezzo stracciato per l’altra parte del mondo, o un’amica che ci ospita in Australia. Allora ci si butta, ci si prepara meglio che si può e si parte.
Ma ricordiamoci che essere dei viaggiatori è una forma mentis che ci deve portare a limitare le spese inutili e a chiederti che viaggio potresti fare coi soldi che stai per spendere per far aggiungere degli optional all’automobile che stai acquistando, o con i 100 euro che spendi ogni sabato con gli amici. Essere dei viaggiatori diminuisce l’attitudine al consumismo.
Quando si sta pensando a un viaggio, la prima cosa da fare è informarsi sulla situazione politica e sociale di quel paese, scartando paesi in cui è in corso una guerra o sono esplosi importanti conflitti sociali.
Oppure capire in quale parte del paese siano localizzati i problemi e limitare la propria destinazione alla parte del paese in cui non si è soggetti a rischi evitabili.
Poi leggete diverse guide di quel paese (ce ne sono con diverse caratteristiche, utili in modo diverso) e cercate di capire quanto più potete di quel paese, dalla stagione in cui è meglio visitarlo alla cultura dei suoi abitanti, cosa amano e cosa detestano e, magari, puniscono.
In ogni luogo al mondo ci sono regole che nessuno infrange, ed e bene esserne consapevoli, pena il ritrovarsi in situazioni poco piacevoli.
Cercate di capire cosa ci sia di irrinunciabile da vedere in un paese e cosa ci sia che è sì, interessante ma prescindibile se si preferisce passare qualche giorno a bighellonare senza meta per quartieri storici e mercati, o a godersi un drink locale vedendo un bel panorama, o a guardare la gente del posto che fa la sua vita. Queste cose a volte arricchiscono più dello sforzo ossessivo di vedere tutto ciò che c’è da vedere, portandoti indietro solo un’accozzaglia di immagini nella mente e nessuna esperienza di contatto reale con l’anima di quel paese.

Chi ti farà la foto

È una cosa su cui è utile essere preparate. Anche se si viaggia da sole in un paese in cui chiunque si incontri è uno sconosciuto, non è bello privarsi di fotografie che ci immortalano sullo sfondo di un panorama mozzafiato, di un monumento importante e così famoso che ci sembra incredibile trovarcelo proprio davanti ai nostri occhi, di un mercato pieno di gente, di frutti esotici, di colori e di una atmosfera che molto rappresenta della realtà in cui siamo immerse.
Io ho capito tante cose su come fare ad avere mie fotografie pur viaggiando da sola. Torno sempre dai miei viaggi con così tante fotografie mie che c’è chi ha messo in dubbio che io viaggiassi veramente da sola. ” Chi le ha fatto tutte queste foto,se era sola?” Si sono chiesti.
Come si fa? Semplice: si ferma qualcuno e gli si chiede il favore di farci una fotografia.
Ma chi fermare? Anche qui ci sono alcuni criteri da conoscere, se si vuole evitare di vivere una esperienza piuttosto frustrante.
Io mi sono formata, attraverso le mie esperienze, un discreto know how in proposito.
Ho un metodo per scegliere i potenziali fotografi.
Ci sono tre categorie di persone da privilegiare, in questa ricerca.

  • Rappresentanti della generazione z ( quella successiva alla generazione dei millenials, i nativi digitali, quelli nati dal 1996 in poi). Di qualunque genere.
    Sono persone che hanno una dimestichezza con la tecnologia che noi boomers neanche ci sognamo, e per cui scattare foto col cellulare, anche di un modello che non hanno mai avuto tra le mani, è un operazione in cui viene usata una expertise per loro strutturale.
    In trenta secondi ti fanno una dozzina di foto compresa qualche panoramica e spesso riescono al volo a utilizzare filtri e devices vari . Fatto questo, ti rimettono lo smartphone in mano e se ne vanno.
    -Coppie eterosessuali. Fascia di età più indicata quella tra i trenta e i quarantacinque anni. Bisogna parlare con lei, chiedendole se è possibile che ti venga fatta una foto.
    Lei allora guarda lui con uno sguardo che vuol dire: procedi! E lui ti fa due o tre foto.
    -Coppie di gay.
    Sono i migliori.
    Ho avuto per due volte la fortuna di imbattermi in coppie gay, nella mia ricerca di fotografi. Entrambe le volte è andata più o meno così:
    Uno dei due prende lo smartphone, e entrambi mi studiano. Con sguardo attento e crudelmente disincantato mi osservano, dalla testa ai piedi, dai piedi alla testa, soffermandosi sul viso.
    “Ma almeno un pò di rossetto non ce l’hai?” Dice uno.
    “Mettiti gli occhiali da sole, che ti fanno più carina” continua.” più viaggiatrice!” dice l’altro.
    E comincia la sessione fotografica. Mi fotografano da diversi punti di osservazione, mi fanno cambiare posa, mi fanno cambiare postazione per fotografarmi con lo sfondo migliore possibile, mi dicono di sorridere, ma non troppo, di stare seria e con lo sguardo all ‘infinito…mi salutano e se ne vanno abbracciati. Nel cellulare mi ritrovo non una fotografia ma un book fotografico da aspirante top model.
    Si, le coppie gay sono il top.
    Se avete bisogno di belle fotografie e ne avvistate una, non lasciatevela scappare.

Cosa mettere nel bagaglio


Lo dichiaro immediatamente: non sono una minimalista del bagaglio.
A chi desidera formarsi all’arte di preparare un bagaglio che contenga tutto il necessario pur mantenendo un peso contenutissimo, consiglio la lettura di “io viaggio da sola” della compianta Maria Perosino, la prima donna italiana che ha scritto un libro dedicato alle donne che viaggiano in solitaria, vera scienziata del “viaggiare leggere con tutto quello che ci serve”.
In linea di massima comunque ritengo che vi siano alcuni elementi da valutare, per decidere cosa mettere in valigia.
Il clima del luogo in cui andremo. Va da sé che per un viaggio ai Caraibi portemo cose diverse da quelle che , invece, dovremo portare per andare il Lapponia ad ammirare l’aurora boreale.
Le caratteristiche del luogo in cui andremo. Città, metropoli, isola semideserta, deserto, montagna.
Le caratteristiche socio culturali del luogo in cui andremo. È un luogo dove può essere utile anche un abbigliamento “formale”? O è un luogo dove solo un abbigliamento pratico e informale ha senso?
È un luogo che, per le sue caratteristiche culturali, potrebbe richiedere un abbigliamento che non ci esponga ad essere malviste, cosa che potrebbe comportare conseguenze imprevedibili?
Il ritmo e le caratteristiche che desideriamo dare al nostro viaggio. Sarà un viaggio composto da tappe brevi e continui spostamenti? Sarà un viaggio in cui ci troveremo a portare noi stesse il nostro bagaglio per tempi lunghi? Allora bisogna portare un bagaglio veramente minimale. E ricordiamoci che la preparazione di quest’ultimo richiede più tempo, più riflessione e scelte improntate alla massima razionalità. Bisognerà necessariamente fare, per tempo, un elenco scritto delle cose da portare, rileggerlo più volte e depennare ciò che, a una accurata riflessione, ci appare prescindibile.
Se invece stiamo per fare un viaggio più “stanziale” con tappe lunghe oppure con una unica destinazione, possiamo permetterci qualche vezzo. Uno o due libri che ci fa piacere leggere in viaggio (perchéin fondo ci piace ancora leggere sentendo l’odore della carta), qualche crema per il corpo che a casa non abbiamo mai il tempo di usare, un piccolo speaker bluethoot per sentire musica usando come fonte il cellulare, due foulard non strettamente necessari ma che ci piacciono.
Io porto ancora un moleskine, che mi fa sentire molto Bruce Chatwin, per annotare riflessioni, emozioni che voglio fissare, osservazioni.
Ma non e più necessario perché ormai disponiamo di tanta tecnologia utile a questo scopo. Il cellulare o il tablet ospiteranno i nostri diari di viaggio.